Alla Scoperta del Pollino
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Uno degli insetti più rari d'Europa: la Saga pedo

8/11/2025

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Cercata in lungo ed in largo durante i rilievi fatti nell'area ora ZSC Petrosa di Castrovillari e trovata praticamente per caso nel centro storico di Aieta durante una camminata turistica.

Come spesso avviene gli incontri con la fauna, più che con la flora sono del tutto casuali e lasciano ancora più stupiti. E' proprio così che incontro la meravigliosa e grande Saga pedo, un rarissimo ortottero che vive negli ambienti caldi del nostro continente, inserito nella Direttiva Habitat. Uno degli insetti più grandi d'Europa che ha una serie di particolarità e caratteristiche che permetterebbero di narrarla per ore!

La stregona dentellata, nome comune dovuto alle appendici appuntite che caratterizzano le sue zampe, è un ortottero zoofago, abilissimo e vorace predatore. Oltre dimensioni ed esigenze alimentari, questi animali sono praticamente tutti del genere femminile: i maschi sono rarissimi. Si riproduce infatti per partenogenesi, e lo sviluppo delle uova avviene senza fecondazione.

Le uova, deposte nel terreno verso la fine dell’estate, si sviluppano dopo diversi anni "intuendo" il momento giusto per la schiusa, e la giovane ninfa nata in primavera subirà sei mute prima di raggiungere le dimensioni dell’adulto.

Incontrarla permette di ammirare forme e caratteri di animali che spesso immaginiamo piccoli e difficili da osservare, mentre questa specie ha fatto della dimensione un suo punto di forza.

Avvistamento aggiunto alla mia personale lista!

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Incontri incredibili del Pollino

7/17/2024

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Poco tempo fa sul mio profilo Instagram @andrea_vacchiano_guida avevo lanciato tra le stories un sondaggio su un importantissimo incontro fatto durante una delle mie escursioni.

Lungo la strada del rientro ecco che l'occhio mi cade su una roccia su cui appare un piccolo animaletto immobile, che associo subito ad un roditore. Intontito e sicuramente debilitato, ma evidentemente vivo. Tanto debilitato che permette a me, e alla coppia di escursionisti che stavo accompagnando, di avvicinarmi a tal punto da poterlo osservare più che bene, e addirittura permettermi di fare diverse fotografie... 

Cerco subito, insieme alle due persone con me, di fotografarlo senza infastidirlo, in quanto come detto era già evidentemente indebolito, probabilmente a causa del gran caldo, o di un qualche incidente in cui era incorso. Riesco a scattare tante foto e dopodiché lasciamo tranquillo l'animale che, ad un'osservazione ancora più attenta pare esser un cucciolo, o quantomeno un individuo giovane e non adulto.

Per tutto il rientro il dubbio è su due specie, una più comune e l'altra decisamente l'opposto, molto rara. Mando subito le foto ad un paio di esperti che a loro volta inoltrano ad altri conoscenti e naturalisti, mentre inizio a sperare che la mia opzione meno probabile sia proprio quella giusta e l'attesa si fa sempre più dura. 

Dopo qualche ora, arriverà la conferma dagli esperti: il piccolo animale in fotografia è proprio un individuo giovane di Driomio (Dryomys nitedula), raro e sfuggente, oltre che piccolo e dalle abitudini arboricole, crepuscolari e notturne; è uno dei roditori, se non IL roditore più raro presente nel nostro territorio, a me comparso per la prima volta così, in pieno giorno.

Con la conferma della notizia la felicità è grande, grandissima. Ancora una volta il Pollino mi ha sorpreso, e ho avuto la grande fortuna di poter osservare un essere tanto piccolo quanto eccezionale. 

Il tutto è reso ancor più importante perché proprio per il suo comportamento e la sua ecologia questo è un animale difficilissimo da incontrare, osservare e tanto più fotografare! Avendo una prova così evidente il dato della sua presenza assume una valenza notevole. Ovviamente Ente Parco e Università (in particolare l'UNICAL) sono già a conoscenza dell'incontro, con tutti i dettagli necessari alla segnalazione.

Lascio qui le foto che sono riuscito a scattare e il link della scheda dal sito della IUCN: Driomio
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Luoghi da scoprire: il Fosso dello Strittolo

2/15/2024

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Il Parco Nazionale del Pollino è un'area che possiede una serie di siti di grande importanza ed interessantissimo valore naturalistico e/o storico-culturale. Una delle cose straordinarie è che sono così tanti che dubito di riuscire a vederli e visitarli tutti! L'emozione è tanta quando riesco ad esplorarne di nuovi e poco conosciuti.

Quella di voglio parlare in questo breve articolo è una località posta nel territori di Castronuovo di Sant'Andrea (PZ), denominata: Fosso dello Strittolo. Sono venuto a conoscenza di questo itinerario grazie ad un post sulla pagina del MIG Museo Internazionale della Grafica inviatami come nuova meta da esplorare, da chi ogni tanto mi accompagna nei miei sopralluoghi. Ho praticamente colto la palla al balzo.

Grazie alla disponibilità di Silvano Di Leo (tra le altre cose un agricoltore custode appartenente al progetto Itinerari della Biodiversità con l'ALSIA a cui rimando al link della sua attività: Arte in Orto ) abbiamo calendarizzato l'escursione e ho potuto scoprire questo luogo incassato tra le pareti di conglomerato che nei migliaia di anni il torrente ha accumulato strato su strato. La vegetazione, gli scenari scavati dall'acqua nel fosso, la fauna che lo abita, l'acqua che proviene lateralmente da altre fonti che modella ancora a tratti le pareti laterali e la storia che lo circonda, rendono sicuramente questo luogo meritevole di attenzione.

Si parte nei pressi della Taverna, una struttura settecentesca diventata appunto taverna con annesso mulino proprio all'entrata del Fosso dello Strittolo, posta su un'antica via di comunicazione che proseguiva attraverso il Bosco di Magrizzi-Cielagreste, ora foresta regionale, verso Calvera.
Ci siamo quindi addentrati subito lungo il Fosso che diventa ricoperto da muschi mentre piante rampicanti, prevalentemente edera e vitalba discendono dall'alto, alternandosi alle parti nude in cui si notano i conglomerati cementati lungo le sponde della gola che il corso d'acqua ha con lentezza e costanza scavato, con dei tratti anche molto profondi. Qui gli occhi continuano a meravigliarsi tra i giochi di luce e di alternanza tra acqua e vegetazione, oltre che a restringimenti e ampliamenti del letto in cui si cammina, e che per più volte obbliga a mettere i piedi interamente in acqua, così come alcuni tronchi schiantati lungo il corso del torrente rendono il percorso più suggestivo.

Silvano mi racconta delle peculiarità che ha di volta in volta incontrato percorrendo il fosso e conferma l'importanza naturalistica dell'area che lungo tutto questo tratto si lascia percepire senza troppi dubbi. Si notano di tanto in tanto concrezioni calcaree che lasciano individuare lo scorrimento più o meno evidente di acqua che raggiunge da altri percorsi il fosso, così come sono presenti, tra la vegetazione dominante di querce, begli esemplari di pioppo nero e carpino (probabilmente bianco). 

Si risale di quota senza accorgersene e pian piano le pareti si abbassano e iniziano a lasciare spazio ad un letto più ampio fino alla presenza di un piccolo rivolo d'acqua e alla sua conseguente scomparsa totale.
Prima di una sua diramazione, c'è l'uscita dal Fosso, con una salita breve ma impegnativa che conduce  in piena querceta con un sottobosco totalmente ricoperto da pungitopo. Si raggiunge una fontana ormai non più in funzione dell'Azienda Foreste Demaniali, e poi alla Caserma Forestale di Magrizzi dove pranziamo, e più precisamente dove Silvano mi fa assaggiare il peperone bianco di Castronuovo di Sant'Andrea e i pomodorini gialli costoluti di Castronuovo di Sant'Andrea
 componendo un piatto tipico: l'insalata gialla e rossa di Castronuovo di Sant'Andrea che mi dice qualcuno completa con un po' di baccalà. Buonissima! 
Terminiamo il pranzo e procediamo attraverso la comoda sterrata che attraversa il Bosco di Magrizzi. Questa dopo circa un paio di chilometri inizia a scendere verso Taverna, non prima però di passare di fronte l'Olivo di Sant'Andrea, che tradizione vuole sia stato piantato dal Santo di Castronuovo prima di lasciare il paese natio. Un'altra bella suggestione prima di completare l'escursione e il sopralluogo.

E' un'esplorazione che mi ha permesso di ammirare il corso integro della natura in un ambiente particolare. Molta riflessione c'è da porre sulla sua eventuale fruizione, rispettando al massimo la naturalità del luogo e prendendo in considerazione tutti i rischi derivanti dalla conformazione del sito e frequentandola limitatamente e con le dovute precauzioni (sicuramente non adatta ai poco esperti). Sicuramente una chicca da tutelare ai confini nord del Parco e un'altra piacevolissima scoperta.
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Sulle cime della Montea

10/20/2022

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Un percorso che conduce alla sommità di una delle montagne più emozionanti del Sud Italia: la Montea 1.852 m. Un rilievo imponente che sembra più delle altre vette, una cima alpina incastonata nella Calabria tirrenica. 

Il percorso che abbiamo scelto è quello che parte dalla Fontana Cornia, a Sant'Agata d'Esaro, lasciando il Sentiero Italia ed inoltrandoci nella faggeta lungo il crinale della montagna che presto lascia indietro la copertura del fitto bosco, per diventare un crinale roccioso dai panorami incredibili: da un lato la costa tirrenica con la Riviera dei Cedri fino all'Appennino Paolano, e dall'altro la Valle del Rosa, e i rilievi dell'area dell'Orsomarso fino a dove la foschia di questi caldi giorni di ottobre permette di proseguire con lo sguardo.

I loricati, tanti, giovani e secolari, tempestano il crinale su entrambi i versanti caratterizzando ulteriormente i picchi della cima sud e della cima nord. "Roccia" e "pini", sarebbero le due parole che meglio rispecchierebbero questa escursione aspra e così tanto desiderata dagli amanti dell'escursionismo dei nostri territori.

I colori autunnali ancora decorano la faggeta fino alle quote superiori ai 1.800 m e vanno in netto contrasto con il verde ed il bianco dei loricati presenti. Ad ogni nuova risalita corrisponde un paesaggio da incorniciare con una o più foto. Sbalorditivi sono i canaloni che si incontrano passando dalla cima sud alla nord: si percepisce in quei passaggi l'essenza che questa montagna trasmette. Difficile infatti descrivere a parole il percorso, ricco di scorci e passaggi più che interessanti: lascerò questo arduo compito alle immagini che come al solito so, non potranno trasmettere a pieno la reale bellezza dei luoghi che ho percorso.

Sicuramente un itinerario adatto solo a chi è più allenato, e che necessita della giusta attenzione anche per i più esperti; unico e immancabile per chi può fare affidamento sulla propria esperienza. 

La giornata si è conclusa con un'inaspettata ma tanto apprezzata tappa ristorativa, ospiti di Luigi, presso il suo agriturismo tra castagne, pane appena sfornato, salumi e formaggi prodotti dalla sua azienda: non poteva esserci escursione di compleanno migliore.

Alla prossima e buon cammino!
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Anello di Monte La Mula

10/2/2022

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Un'escursione in solitaria verso una delle cime del Massiccio dell'Orsomarso.

Un percorso tra radure e boschi immensi di faggio, per poter raggiungere uno dei pianori più affascinanti del Parco, il Campo, e poi la cima di Monte La Mula con il suo panorama unico che regala prima la vista sull'isola di Cirella e poi, una volta arrivati lì su, tutta la Catena del Pollino, fino all'altro mare, lo Ionio e il versante sud fino alla Sila.

Ho potuto ammirare il panorama intorno a me per diverso tempo, fino a convincermi ad iniziare la discesa. Superato quello che è indicato come circo glaciale, ho proseguito discendendo lungo il crinale percorrendo tratturi quasi scomparsi. Dopo gli ultimi campanacci delle vacche dietro di me il bosco mi ha avvolto nuovamente. Così fitto e così denso permette il passaggio di poca luce, e l'ambiente che si viene a creare è davvero fiabesco. 

Più avanti, superato Piano di Zazzera, un nome che è tutto un programma, ho incontrato dei faggi dalle forme contorte che meriterebbero un servizio fotografico molto migliore di quello che io gli ho dedicato in questi scatti.

Ho immaginato quel luogo con la nebbia, e con meno luce di quella della giornata che mi ha accompagnato, risultato: già in lista tra i luoghi in cui ritornare. Mi sono chiesto se anche questo sito non meriti la candidatura tra le faggete UNESCO. 

Ho proseguito con un doppio saliscendi fino a raggiungere le pendici di Cozzo del Pellegrino che davanti a me già inizia ad avere i toni che l'autunno porta in dono, ricollegandomi così al sentiero principale e tornando all'auto, conscio di aver concluso un'altra stupenda giornata. 
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    Sono sempre stato un appassionato di escursionismo e ho sempre sfruttato ogni momento disponibile per poter girovagare sulle montagne vicino casa.
    Oggi mi ritengo uno dei fortunati che è riuscito a fare della sua passione un mestiere. Qui racconterò alcune delle meravigliose esperienze vissute nell'area protetta più grande d'Italia
    .

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